Fare comunità – obbiettivo comune e responsabilità condivisa con le seconde generazioni
Posted by admin | Under Uncategorized Saturday Jul 11, 2009Riportiamo un intervento di Raffaello Martini, sull’importanza del coinvolgimento delle seconde generazioni per la comunità, visione questa che secondo noi si applica allo spirito con cui abbiamo fatt Europe for All.
Voglio parlarvi delle seconde generazioni in modo un pò deviante rispetto alle logiche prevalenti, orientate a metterne in evedenza i bisogni o i problemi; a cui si tenta di dare una risposta procedendo per prove ed errori.
Vorrei qui invece porre un altra domanda, cosa possono fare le seconde generazioni per noi? o insieme a noi? credo che questo approccio un pò diverso rispetto agli altri abbia bisogno di essere giustificato. Martiniassociati non si occupa di immigrazione ma di comunità e di lavoro di comunità. E qui , nella comunità , abbiamo scoperto che ci sono molti problemi che abbiamo bisogno di affrontare: per questo abbiamo bisogno di chiamare a raccolta tutti e fra questi tutti ci stanno anche le seconde generazioni. Noi partiamo da qui.
Abbiamo incontrato le seconde generazioni non perchè ci occupiamo di immigrati ma poichè ci occupiamo di comunità e di qualità della convivenza. Oggi ci rendiamo conto che la convivenza in molti contesti , in modo particolare nelle periferie urbane e nei quartieri popolari, ha una qualità scadente e ciò influisce pesantemente sulla qualità della vita delle singole persone. Ci stiamo quindi domandando cosa possiamo fare per migliorare la qualità della convivenza rispetto alla sicurezza, alla paura, alla difficoltà di integrazione.
Sempre più spesso, uno dei fattori indicato come causa del deterioramento della qualità della convivenza è la crescente presenza di immigrati. Ci sono persone che faticano ad accettare che questo fenomeno non dipende dalla volontà della persone, ma da variabili che sono al di là di quello che ci piace e quello che non ci piace. In questo senso abbiamo un grande lavoro da fare.
Il fenomeno dell’immigrazione è in aumento ed è strutturale. E’ inutile opporsi e non possiamo non farci i conti.
Ci sono delle persone che preferiscono contrastare l’immigrazione, che preferiscono evitare di entrare in contatto, che vorebbero rimandare gli immigrati ” a casa loro”. Insomma ci sono una serie di problemi che dobbiamo affrontare, e non abbiamo molti strumenti per farlo. Allora ci siamo domandati: posti questi problemi di convivenza, le seconde generazioni possono darci una mano? possono fare qualche cosa per noi? Oppure dobbiamo pensare che loro stessi hanno problemi, sono in mezzo ai conflitti culturali ed identitari e non possono fare nulla?
Mi sembra che la condizione in cui vivono le seconde generazioni, anche sul piano personale, ci possa aiutare a capire quello che dovrà succedere, Noi abbiamo bisogno di creare una nuova forma di convivenza, del tutto inedita, di cui non abbiamo esperienza, e la dobbiamo creare insieme. Le seconde generazioni proprio per questa doppia identità , questa doppia appartenenza, sono nella condizione migliore per poter dare una mano. Il problema , quindi, diventa per noi: come facciamo a coinvolgere le seconde generazioni? Che patto possiamo fare con loro? Cosa possiamo chiedere loro, mentre sono impegnati a fare tutt’altro, a costruirsi una loro vita, una loro prospettiva?
Molti studiano, e hanno imparato perfettamente l’italiano, Non sono “immigrati” anche se dal punto di vista del’opinione pubblica , il tema della seconde generazioni e quello dell’immigrazione sono saldato assieme e non si distinguono l’uno dall’alro, mentre di fatto si tratta di questioni molto diverse tra loro.
Il problema per noi è come facciamo a coinvolgerli, questi ragazzi e queste ragazze ad averli come compagni di strada in questo percorso. Il lavoro che proponiamo si incentra proprio su questa domanda: ha senso porci una questione di questo genere? che significa coinvolgere le seconde generazioni in percorsi di costruzione di comunità di creazione, di convivenza e, se ha senso, quali sono le condizioni che loro pongono?
Agli amici di seconda generazione ho chiesto proprio di fare un ragionamento su questo aspetto: quali sono le condizioni che loro pongono per essere coinvolti, quali sono le risorse su cui si può contare e quali gli ostacoli da superare. L’idea è che le seconde generazioni siano anche cittadini, e ci auguriamo che lo siano anche a pieno titolo con il riconoscimento della cittadinanza: la speranza è che siano cittadini responsabili rispetto alla costruzione di percorsi di comunità. Questa è l’idea che ci guida.
Elvio Raffaello Martini (Martini Associati)

